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LA SUA ARTE

 

 

In una recente esposizione svoltasi al forum "Jacques Prevert" di Carros, in Provenza, la critica francese lo ha definito "Naïf-Surrealista".
 

Questa definizione si attaglia perfettamente alla sua personalità artistica.
Infatti, l'ingenuità della sua origine contadina ribadisce la purezza d'ispirazione, arricchita da un respiro ampio che fanno delle sue sue opere una sorta di racconto metafisico e surrealista.
 


I francesi hanno usato anche un altro aggettivo per valutare la sua opera: "chatoyant", cangiante, come la natura presa a modello e trasfigurata dalla non comune creatività cangiante come i colori copiosamente e gioiosamente adoperati in modo da portare gaiezza alle cose della vita e del cuore.

 


La sua pittura difficilmente classificabile secondo gli usuali cliché. La sua vocazione rappresentativa esprime termini di denuncia: il fiore reciso, come alterazione di un equilibrio nella natura; l'oggetto amputato, come profanazione del compiuto; l'animale che si sublima, attraverso un ripiegamento su sè stesso, a segnare l'elemento della creazione.


 

 

 

Articolo su Pecorari pubblicato dall'Osservatore Romano

 

Ciò che il cuore detta, Pecorari narra impiegando gli strumenti evocativi dell'immagine pittorica: il colore, primo fra tutti, la forma, la prospettiva. Così il messaggio acquista tonalità soffice, evocatrice di leggende e misteri, tanto da sollevare l'osservatore oltre l'esperienza data, oltre il contingente, nell'irreale che si può definire metafisico.

 

L'elemento magico dominante. La forma si trasfigura fino a farsi non-forma, produzione fantastica che supera i confini convenzionali, senza tuttavia divenire inintellegibile. Pecorari ha il dono di farsi capire senza dover aggiungere elementi didascalici.
 


La sua arte è un "respiro leggero" che aleggia rafforzato da un ambiente fisico e spirituale nel quale l'autore lavora, l'elemento misticheggiante che trapela quasi impercettibile e che, con sapienza pittorica, prende corpo e sostanza, si nutre di immagini aeree e delicate che si perdono nel nulla dopo aver percorso tutti i meandri dell'esperienza vissuta.

 


 

Il dramma delle morti bianche, olio su tela, 50 x 70, 2008

 

 

La sua originale tecnica pittorica, condizione tipica dell'artista autodidatta come lui, si avvale di questo: della purezza dei colori, della sincerità delle composizioni di quel lirismo in cui, a modo suo, dolce e sereno, racconta. Pietro Pecorari sa esprimere la sua verità con un modo poeticamente fuori da schemi ormai sopraffatti. Solenne nella predicazione favolosa, ma duro, incisivo, nella rappresentazione che non concede alla smorzatura, alla trasparenza, alla penombra.
 


La pittura di Pecorari ha trovato il sostegno della critica. Ha scosso gli apatici ed ha alimentato i semplici per la sua forza relazionale comunicativa che c'è e non si vede, che si coniuga incomparabilmente con quegli elementi magici surreali che vibrano di religiosità diffusa.

 


 

 

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